Perchè Stranded?

Sono spesso la persona giusta nel posto sbagliato nel momento giusto.

Se invece avete tempo di leggere non soffrite di deficit da attenzione…

Estate 2004, fly&drive fai-da-te in Irlanda alla scoperta del paese, con noi la guida del pianeta solitario. Niente di fissato, vogliamo la libertà, si viaggia finchè ci va e quando decidiamo di fermarci ci fermiamo.

L’Irlanda non delude le nostre aspettative, iniziamo il nostro viaggio da Dublino e dopo qualche giorno in città ci dirigiamo ad ovest tagliando di netto la cartina del paese alla volta di Limerick, Galway, poi Doolin e le isole Aran, il Connemara e tappe intermedie, proseguendo per il Donegal. Passato il fiordo di Killary decidiamo di non fermarci nelle vicinanze ma di proseguire ancora, guadagnando strada, fino alla città successiva dove avremmo dormito.
Ci fermiamo a Westport, cittadina costiera nella contea di Mayo e cominciamo il rituale giro per i bed & breakfast, per scegliere come sempre quello più caratteristico, con il miglior rapporto qualità prezzo e che ci offra la miglior colazione all’irlandese.
“Sorry no vacancies”, ci risponde garbatamente il primo, così il secondo come il terzo, il quarto non ce lo dice nemmeno perchè ha il cartello fuori, il quinto idem, il sesto pure ma senza “sorry”, il settimo ci dice di provare da Mary, che forse lei ha ancora un po’ di posto. No, Mary non ha più un cuscino da affittare ma non demordiamo e battiamo a tappeto la lista del pianeta solitario, addentrandoci in un incubo di cartelli alle finestre “Sorry no vacancies” e di mantra che ci viene ripetuto ad ogni toc-toc di battente, dietro a quei portoncini colorati e tanto caratteristici. Comincia a fare buio e ad esaurirsi la nostra lista, entriamo in città e cerchiamo negli alberghi, decisi ad alzare il budget del nostro viaggio, ma si! Per una sera si può anche fare.
Cerchiamo nei 3, 4 e disperati anche in un pregevole 5 stelle che è stracolmo di irlandesti in vacanza, festanti e debitamente ubriachi che, dopo qualche ora di invana ricerca, ci appaiono meno simpatici del solito, usurpatori del nostro posto letto e pure un po’ molesti.
Nell’ennesimo albergo fully booked un anziano concierge si impietosisce nel vederci disperati e nel sentire il racconto del nostro girovagare invano. Deciso a lasciarci il miglior ricordo dell’ospitalità irlandese si adopera a chiamare tutti gli alberghi che conosce ma sconfitto, ci guarda dispiaciuto e con l’ultimo barlume di speranza ci consiglia di rivolgerci ad una stazione di polizia, raccontando il tutto e dicendo che eravamo STRANDED: la polizia non poteva certo lasciarci in mezzo alla strada e ci avrebbero trovato loro una sistemazione.
Stranded…conoscevo il vocabolo ma era la prima volta che mi capitava di usare quella parola nel mio inglese ormai rodato. Stranded…uno va alla polizia e si dichiara stranded, eh si! Mica possono lasciarti lì e fare finta di niente.
Ed eccoci lì, in polizia con l’ufficiale di turno che passerà più di un’ora a chiamare tutti gli alberghi, i b&b e gli affittacamere di Westport prima di arrendersi a quello che già da un po’ cominciavamo a presagire.
Avete una macchina?
Si.
Avete coperte?
No.
Avete giubbotti?
Si.
C’è il parcheggio della chiesa qui vicino, è tranquillo, non posso altro che consigliarvi di dormire lì.

In quel momento alla voce “stranded” c’era la mia foto. C’ero io ed il mio smarrimento, io e la mia rassegnazione, io e tutti i no vacancies incassati, io e la consapevolezza che dopo 18 ore di viaggio avremmo dormito in una Ford Ka a 5°C rubando spazio a bagagli, souvenirs ed ammennicoli vari, io e il mio incazzamento per quel “ma no, andiamo avanti e ci fermiamo alla prossima”, io e la mia voglia di una doccia calda, di un letto e di lavarmi i denti. Io ero Stranded e Stranded era me.

L’alba ci svegliò presto quella domenica mattina. Partimmo per Sligo lasciandoci alle spalle Westport e l’invasione dei suoi week-enders. Il pianeta solitario non ci aveva avvertito che la cittadina costiera fosse ambita meta del turismo irlandese di fine settimana. Damn.

stranded [‘strændɪd] adj to be (left) stranded (ship, fish) → essere arenato/a; (person, without transport) → essere lasciato/a a piedi; (without money) → trovarsi nei guaito leave sb stranded → lasciare qn nei guai

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