Le frasi che avrei voluto dire io/letteratura/Lifestyle/riflessioni

Bentornato autunno

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Ruggine è il colore della giacca che indosso oggi. Di quelle giacche di felpa, non ancora di tessuto pesante perché il sole delle ore più calde si fa ancora sentire in autunno. Ruggine è il colore delle foglie secche, appassite, cadute dagli alberi verso il manto che ricopre il suolo in autunno. Ruggine è il colore di certi tramonti accesi che si vedono solo con il cielo d’autunno. È passato un anno da quando presi una decisione importante ed era, di nuovo anche allora, autunno.

Non so se sia un fatto del tutto personale ma con l’autunno arriva una voglia di cambiamento che è difficile ignorare. In autunno si fanno le rivoluzioni. In autunno ricomincia la scuola. In autunno ci ricordiamo che tutto arriva ad una fine e allora quella fine la vogliamo, a modo nostro, scongiurare.

L’autunno per me è l’andare per mare di Ismaele di Moby Dick. Non mi imbarco (non ancora) ma il rimedio al tedio è guardare il futuro con occhi nuovi, alla ricerca di un progetto in cui imbarcarmi (questa volta sì).

Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa — non importa ch’io vi dica quanti — avendo poco o punto denaro in tasca e niente che particolarmente m’interessasse a terra, pensai di mettermi a navigare per un po’, e di vedere così la parte acquea del mondo. Faccio in questo modo, io, per cacciar la malinconia e regolare la circolazione. Ogniqualvolta mi accorgo di mettere il muso; ogniqualvolta giunge sull’anima mia un umido e piovoso novembre; ogniqualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, dinanzi alle agenzie di pompe funebri o pronto a far da coda a ogni funerale che incontro; e specialmente ogni qualvolta l’umor nero mi invade a tal punto che soltanto un saldo principio morale può trattenermi dall’andare per le vie col deliberato e metodico proposito di togliere il cappello di testa alla gente — allora reputo sia giunto per me il momento di prendere al più presto il mare. Questo è il sostituto che io trovo a pistola e pallottola. Con un ghirigoro filosofico Catone si getta sulla spada; io, quietamente, mi imbarco. Non c’è niente di straordinario in questo. Basterebbe che lo conoscessero appena un poco, e quasi tutti gli uomini, una volta o l’altra, ciascuno a suo modo, si accorgerebbero di nutrire per l’oceano su per giù gli stessi sentimenti miei.

Qualcosa si è ossidato, l’entusiasmo si è spento e la superficie si è intaccata. Lo smalto che prima brillava ora è opaco, annerito dalla routine.

Ruggine, c’è da togliere della ruggine.

Non ditemi che sono la sola (?).

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