Musica

Ubi *major*: il rock in difesa dei più deboli.

simpsons_2Nel corso degli ultimi 60-70 anni, da quando la musica rock è diventata un vero e proprio business con un considerevole indotto, diversi artisti e gruppi musicali si sono schierati contro i colossi delle etichette discografiche (cosiddette major), promotori, distributori dell’industria musicale, fino agli organizzatori di concerti nella ricerca del controllo totale sulle proprie produzioni, nonché in difesa dei propri fan e del loro diritto di ascoltare la musica, live e su disco, a prezzi contenuti e pop-olari. Si perché al popolo si deve pensare quando si parla di musica pop, di cui il rock è una branca molto energica, elettrica e pure un po’ incazzata. Popolare, perché diretta e tutti e non ad un élite, come poteva (e in certi contesti tuttora essere) la lirica e l’opera.

Mi ha sempre affascinato vedere uno più grosso di te prendere le tue difese, nella convinzione di un equilibrio invisibile da ristabilire qualora venisse infranto dal bullo di turno. Così ho sempre pensato a Johnny Cash, i Clash ed i Pearl Jam come fratelli maggiori in un cortile assolato dove il ragazzino più grande si portava via il pallone.

Ecco tutte le volte che sono arrivati loro, a farsi ridare il pallone.

Photo of Johnny CashJohnny Cash ha sempre avuto un occhio di riguardo per i reietti e gli emarginati. Nella sua musica canta di scelte sbagliate, di incontri pericolosi, di uomini che fallano proprio per la loro umana condizione e pagano, spesso, per le loro colpe. Johnny Cash fu il primo nella storia del rock a cui venne l’idea di fare un concerto gratuito dentro un carcere: in termini odierni un gruppo di galerani non è proprio la fan base ideale che comprerà i tuoi dischi o andrà ai tuoi concerti (salvo evasioni) ma Johnny Cash era un cantautore e performer sanguigno, lontano dalle rarefatte elucubrazioni del marketing. Nonostante la sua naivete e l’iniziale opposizione della casa discografica, il concerto At Folsom Prison, successivamente pubblicato, divenne uno dei dischi più venduti della storia del rock.
cashQuanti gruppi rock o artisti musicali conoscete che facciano entrare di straforo i fan ai propri concerti? Se vi viene in mente qualche nome deve aver sicuramente preso esempio dai Clash. Era il 1977 quando Joe Strummer, Mick Jones, Paul Simonon e Topper Headon giravano in tour per l’Inghilterra in un van scalcinato che puzzava di eau de punk: sudore, fumo, non ben precisate sostanze corporee ed alcool in diverse gradazioni. the-clashEssenziali nella musica e nello stile di vita i Clash non si sono mai atteggiati a rockstar, mantenendo un contatto diretto con i fan, secoli prima – in termini digitali – della rivoluzione culturale dei social network. Se oggi si parla di star e personaggi famosi che condividono pezzi di vita con i fan via tweet, i Clash condividevano il camerino, spalancando le finestre per far entrare di soppiatto i fan troppo squattrinati per comprare il biglietto.

clashSono passati vent’anni da quando i Pearl Jam ingaggiarono la loro battaglia legale contro Ticketmaster. Nel 1994 chiesero un tetto massimo per i prezzi dei biglietti dei concerti, mantenendo anche il prezzo dei loro CD al di sotto della media.

pearl jamPuntarono il dito contro quello che di fatto era un monopolio, la gestione della vendita – e relativa imposizione dei prezzi – dei biglietti dei concerti da parte di Ticketmaster. Seppure non si arrivò a nessuna sentenza, il caso Pearl Jam vs. Ticketmaster sensibilizzò l’opinione pubblica su un problema di equità ed onestà nei confronti delle categorie meno abbienti, come i giovani a cui veniva di fatto negata la possibilità di ascoltare live la loro musica preferita. pearl jam ticketmasterAddirittura Bill Clinton, allora presidente Usa, arrivò ad esprimersi pubblicamente sulla questione tanto era diventata di importanza nazionale, mentre divenne storico il “No Ticketmaster tour” dei Pearl Jam dell’estate del 1994 dove si esibirono in piccoli locali, strutture improvvisate (spesso i roadies dovevano allestire palchi dal nulla) o nelle poche venue che non aderivano al circuito di vendita dei biglietti di Ticketmaster.

Se è vero che “ubi maior, minor cessat”, la storia del rock ci regala eccezioni da annotare nel proprio taccuino, per ricordarsi che i più deboli e svantaggiati devono essere difesi dal bulletto di quartiere. Sempre.

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